campagne

Liber* di essere e di amare - studenti e studentesse verso il Bologna Pride 2012

Giovedì 17 Maggio 2012 08:03 Delgiu
Stampa PDF
Share

Alla vigilia delle celebrazioni per la Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia il prossimo 17 maggio, studentesse e studenti della Rete della Conoscenza (Uds e Link) insieme ai militanti di Arcigay, entrambi da sempre impegnati nella lotta a ogni forma di discriminazione nei principali luoghi della formazione, denunciano il diffuso clima di omo/transfobia che ancora oggi nutre eclatanti episodi di violenza e spesso latita tra le fratture sociali, alimentato da conservatorismi sessisti, maschilisti e patriarcali ancora largamente diffusi e pericolosamente radicati a tutti i livelli della società: violenze domensitche, discriminazioni sul posto di lavoro, minority stress e preoccupante incremento di fenomeni di bullismo che ogni anno registra centinaia di vittime nella scuola media primaria e secondaria.

Add a comment
Ultimo aggiornamento Giovedì 17 Maggio 2012 14:15 Leggi tutto...
 

26 maggio La meglio gioventù scende in piazza!

Giovedì 03 Maggio 2012 22:21 Riccardo Laterza
Stampa PDF
Share

La meglio gioventù del nostro tempo.

 

Sostiene questo Paese con idee, desideri, progetti, volontariato, azioni concrete, scopre nuovi mondi e inventa il futuro eppure è sempre disoccupata, in cerca di lavoro, precaria, senza stipendio.

Studia per dare il meglio di sé e migliorare le vite di tutti e di tutte, ma una volta laureata è costretta ad andarsene.

E’ composta di giovani donne che vivono in un Paese ancora a misura di vecchi modelli maschili, giovani donne che non trovano alcuna opportunità.

Produce ricchezza e non ha niente in cambio: i giovani operai perdono il lavoro; i piccoli imprenditori sono costretti a chiudere l'attività.

Lavora ma in nero e sul lavoro rischia la propria vita e a volte la perde, perché non ci sono tutele e perché allo Stato e alle imprese spesso non interessa investire in sicurezza.

L’arricchiscono ragazzi nati in Italia da genitori immigrati in Italia e che non sanno se in futuro saranno riconosciuti italiani.

 

Questa è la meglio gioventù del nostro tempo, la gioventù detiene in Europa il primato come Neet, l’acronimo inglese in cui si ingabbia una generazione a cui non viene riconosciuto quel che già fa o che non può più studiare, lavorare, che non ha mai avuto l’opportunità di contribuire al cambiamento del proprio Paese, mentre la disoccupazione giovanile sfiora il 36%.

In nome di questa generazione il Governo Monti propone una riforma sbagliata, una truffa per tutti e in primo luogo per i giovani. In nome di questa generazione le politiche di austerity del Governo e della BCE cancellano il futuro di tutti, perpetuando lo stesso modello che ha alimentato le disuguaglianze, che ci ha condotto alla crisi economica e al fallimento di un intero continente.

 

Il disegno di legge sul mercato del lavoro presentato dal governo non risponde ai problemi principali che affliggono la vita di una generazione intera:

  • lascia intatta la giungla delle 46 forme contrattuali, comprese quelle che il Governo aveva annunciato di voler eliminare;

  • non estende gli ammortizzatori sociali, visto che l'assicurazione per l'impiego lascerà fuori buona parte dei lavoratori precari;

  • non prevede nessuna forma di reddito minimo;

  • scarica l'aumento di costo dei contratti a progetto sulle buste paga dei collaboratori;

  • rappresenta una beffa per le reali partite iva che dovranno pagare di tasca loro l'aumento dei contributi.

     

Le tante promesse del Governo non sono state mantenute, così i giovani sono diventati il pretesto per precarizzare chi ha ancora un contratto stabile, altro che tutelare i precari!

Si è cercato, in questi anni, di dividere i padri dai figli, le madri dalle figlie, i "garantiti" dai "non-garantiti". Noi pensiamo che ci siano oggi, come ieri, i ricchi e i poveri, chi vive di sfruttamento e speculazione e chi vive di lavoro. Per questo vogliamo mobilitarci assieme ai nostri padri e alle nostri madri, perché vogliamo unire due generazioni nella difesa dei diritti e nella lotta contro la precarietà, perché non è vero che non c'è alternativa alla disperazione attuale. I suicidi di questi giorni ci parlano di questo: quando si parla di "salva Italia" bisognerebbe pensare a quelle vite spezzate e alle tante solitudini che la precarietà e le disuguaglianze hanno creato.

 

La precarietà non è un'emergenza del mercato del lavoro, è il più grande attacco alla democrazia italiana degli ultimi decenni. La precarietà significa essere costretti a sopravvivere e si manifesta nella fotografia del diritto allo studio negato, delle scuole che crollano, dell'aumento delle tasse all'università, dell’impossibilità di scioperare o dire no di fronte a un sopruso sul lavoro, di non poter amare la nostra compagna o il nostro compagno, di pagare un affitto o comprarsi una lavatrice ed essere indipendenti, così come lo sono i giovani nel resto d'Europa.

Per noi la precarietà è il messaggio che da vent’anni una classe dirigente ci trasmette: andatevene. Noi vogliamo restare, cambiare le nostre vite e dare un presente al nostro Paese.

 

Vogliamo poter dire che il nostro problema è la precarietà e l'impossibilità di costruirci un futuro. Ancora prima del posto fisso e dell'articolo 18, ci interessa costruire un paradigma diverso, un altro modello di sviluppo e un welfare diverso, che ricomponga le sue basi sui principali diritti di cittadinanza.

Abbiamo proposte migliori di quelle del Governo. Noi chiediamo di investire su Università e Ricerca, di riconvertire ecologicamente il nostro sistema industriale per creare buoni e nuovi posti di lavoro.

Chiediamo un modello di welfare universale, finanziato dalla fiscalità generale e da una patrimoniale che colpisca chi finora non ha mai pagato la crisi: rendite parassitarie, profitti finanziari, grandi capitali. Un welfare che si faccia promotore e fattore di crescita, personale prima che economica, e insieme garanzia di diritti e tutele.

Chiediamo che venga bandita sul serio la truffa della precarietà. Ad un lavoro stabile deve corrispondere un contratto stabile e i diritti fondamentali devono essere estesi a tutte le forme di lavoro: l'equo compenso, il diritto universale alla maternità/paternità e alla malattia, i diritti sindacali, il diritto ad una pensione dignitosa, la continuità di reddito nei periodi di non lavoro, la formazione continua.

Chiediamo infine un reddito minimo, fatto di sussidi e servizi, per garantire la dignità della vita e del lavoro com'è in tutti i paesi europei (e come definito nella risoluzione del Parlamento europeo 2010/2039, approvata  - a larghissima maggioranza - il 20 ottobre 2010).

 

E’ necessaria una grande mobilitazione contro la precarietà, per il reddito, per i saperi e per l’estensione dei diritti e delle tutele: per un Paese diverso e per una nuova idea di cittadinanza, fuori e dentro il lavoro.

L'alternativa è il cambiamento, non il mantenimento di pochi diritti e o la versione soft ma non meno triste della precarietà.

Vogliamo un altro Paese e un’altra politica. E vogliamo dirlo noi, non lasciamo più che siano altri a farlo.

 

Scendiamo in piazza il 26 maggio. Per riprenderci il nostro Paese.

Noi, la meglio gioventù del nostro tempo precario.

Per adesioni: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

Add a comment
Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Maggio 2012 16:08
 

Altro che spending review: diamoci un taglio!

Giovedì 03 Maggio 2012 12:29 Riccardo Laterza
Stampa PDF
Share

Il Governo ha attivato a questo indirizzo un form per comunicare 'direttamente' con il Consiglio dei Ministri e suggerire le spese inutili da tagliare attraverso la Spending Review.

"Tutti i cittadini, attraverso il modulo Esprimi la tua opinione, hanno la possibilità di dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a completare il lavoro di analisi e ricerca delle spese futili", si legge sul sito del Governo.

Naturalmente non ci siamo mai fidati di chi crede che la democrazia partecipata sia un semplice form su un sito internet. Ciononostante abbiamo alcune idee su cosa si possa scrivere al Governo, se non altro per riattivare il dibattito pubblico intorno ad alcuni capitoli di spesa delle ultime Finanziarie che spesso non sono semplici sprechi, ma addirittura violazioni dei diritti e dei principi costituzionali, come il finanziamento alla guerra o alle scuole private.

 

  • Fondi a scuole private:

    La Costituzione all'art. 33 vieta il finanziamento pubblico alle scuole private. Ormai da anni lo Stato e le Regioni aggirano questo vincolo 'incentivando' le famiglie che iscrivono i propri figli alle scuole private attraverso meccanismi come il 'buono scuola'. Tutto questo ci costa ogni anno 732 mln di €, a fronte del miliardo di € che il Governo vorrebbe recuperare intervenendo nuovamente sulla scuola pubblica con la Spending Review. (fonte: Sbilanciamoci.org)

     

  • Spese militari:

    In questa voce si possono citare non solo gli ormai celeberrimi 131 velivoli EuroFighter per un costo totale di 15 mld di €, ma anche le 10 Fregate Europee FREMM (5,6 mld di €), i 100 elicotteri di trasporto tattico NH-90 (3,9 mld di €) e tante altre spese - non solo una tantum, visto che queste cifre non comprendono i costi di manutenzione -. Se sommiamo a queste spese quelle sostenute per le cosiddette 'missioni di pace', come quella in Afghanistan, una guerra vera e propria che secondo PeaceReporter.it ci costa 50 mln di € al mese, otteniamo una cifra veramente esorbitante.

     

  • Spese INVALSI:

    Gli INVALSI sono un meccanismo di valutazione meramente numerico di studenti e scuole di ogni ordine e grado in tutta Italia. Secondo le intenzioni del Governo, sarà questo sistema a determinare la distribuzione di almeno parte dei fondi statali per la scuola, privilegiando quelle migliori e lasciando indietro quelle più in difficoltà. Tutto ciò senza prendere in considerazione le differenze territoriali, i livelli di conoscenza in entrata, le peculiarità di ogni alunno, contribuendo all'opera di mercificazione ed economicizzazione del sapere in atto ormai da anni. Ma le prove INVALSI non sono solamente metodologicamente sbagliate: esse rappresentano infatti una voce di spesa rilevante nel bilancio del Ministero dell'Istruzione, circa 80 mln di € per il triennio 2008-2011. In un periodo di tagli alla scuola pubblica come quello che stiamo vivendo, è uno spreco che diventa ancora più odioso.

     

  • Open source e free licensing nelle pubbliche amministrazioni:

    Ogni anno le nostre pubbliche amministrazioni, a tutti i livelli, dal nazionale al locale, spendono oltre 2 mld di € nel rinnovo delle licenze per i software proprietari. Eppure esistono software equivalenti open source e free licensing che addirittura presentano potenzialità maggiori rispetto ai software proprietari potendo essere modificati a piacimento. Già centinaia di amministrazioni in tutta Italia stanno scegliendo questa strada, con un notevole risparmio nei costi e un miglioramento dei servizi offerti. (fonte: Sbilanciamoci.org)

     

Fatte queste proposte, non possiamo però esimerci dall'affermare, per l'ennesima volta, che la strada per uscire da questa crisi economica non è il raggiungimento - peraltro utopistico - del pareggio di bilancio, peraltro recentemente inserito come obbligo costituzionale, e la situazione greca è l'emblema del fallimento di questa politica economica. Tagliare la spesa pubblica a discapito dei diritti di cittadinanza non solo non è un meccanismo economicamente insostenibile, ma è anche la negazione del ruolo dello Stato quale garante dei diritti di tutti. Per questo motivo, pur ritenendo i casi citati sopra come reali sprechi che si stanno perpetuando ormai da anni, siamo convinti che i mld di € così risparmiati andrebbero reinvestiti in diversi capitoli di spesa oggi marginalizzati: dall'edilizia scolastica alle borse di studio, dall'assetto idro-geologico del territorio all'integrazione culturale.

 


Add a comment
Ultimo aggiornamento Venerdì 11 Maggio 2012 11:40
 

"Mai più complici" - Nomi comuni, nomi di donne"

Martedì 01 Maggio 2012 17:56 Riccardo Laterza
Stampa PDF
Share

Vanessa, Francesca, Antonella, Stefania, Anna sono solo alcuni dei nomi delle 54 vittime della violenza maschile dall’inizio del 2012 nel nostro Paese.

Nomi comuni, nomi come i nostri, nomi di donne.

”Avrà avuto le sue colpe” “o Avrà fatto qualche cosa”: si è sempre pronti a dare giustificazioni di pena per la violenza subita dalle donne, a partire dai giornali che continuano ad usare l’espressione “delitto passionale” per omicidi che non hanno nulla a che fare con la passione, ma solo con un’idea della donna come proprietà dell’uomo che ne può disporre come vuole, fino a disporre della sua vita.

La nostra lotta alla violenza di genere non si ferma alla sola denuncia dei femminicidi, ma soprattutto nel cercare di eliminarla nei piccoli gesti nei luoghi che viviamo, nei nuclei familiari , nelle scuole, nelle Facoltà, tra i nostri amici.

Ci ritroviamo, ogni giorno che passa, davanti ad una vera e propria “emergenza femminicidi” che si consuma specie all’interno della coppia. E’ l’uomo più vicino ad impadronirsi della vita della donna. La violenza di genere è un fenomeno molto spesso sottovalutato di cui lo Stato deve farsi carico.

Sottoscriviamo l’appello “Mai più complici” di Se non ora quando? perchè riteniamo che non sia più possibile chiudere gli occhi di fronte ad un problema grave nel nostro paese, un problema che non è la semplice somma di tanti casi di follia singola, bensì una questione politica.

Riteniamo importante quindi, un reale interessamento e coinvolgimento da parte delle istituzioni per poter debellare questo problema. Proponiamo che nei luoghi della formazione e non, vengano istituiti sportelli di ascolto e d’aiuto, attivi ed efficienti, che siano accompagnati da corsi di comunicazione assertiva e di gestione delle emozioni che abbiano come scopo quello di prevenire questo fenomeno, aumentando la consapevolezza dei diritti dell’altro e insegnando modi di interagire che non comprendano la violenza.

Abbiamo bisogno di una maggiore attenzione verso questi temi, che dimostrano come ancora, il nostro, sia un Paese imperniato dai valori del patriarcato e del machismo.

Per sottoscrivere l’appello http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2012N24060

Add a comment
Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Maggio 2012 16:56
 

25 aprile: tanti volti, una sola storia, la nostra

Martedì 24 Aprile 2012 08:54 Riccardo Laterza
Stampa PDF
Share

Tanti volti, tante storie che si intrecciano e contribuiscono a costruire una sola storia: la nostra. Migliaia di vite ed episodi spesso non opportunamente conosciuti, non diffusi, chiusi in cassetti e in fotografie sbiadite di tanto tempo fa.

Le nostre città, mattone per mattone, casa per casa, strada per strada, hanno una storia da raccontare, la storia di una battaglia campale. Vinta.

Il 25 aprile festeggeremo nelle piazze il 67° anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo, data fondamentale nel processo democratico che ha condotto il nostro Paese verso la democrazia e una delle Costituzioni più avanzate d'Europa. Sarà una festa in ricordo di tutti coloro i quali hanno contribuito a quella Liberazione, che ne hanno portato il bagaglio culturale con sè, che ancora oggi rappresentano l'unica testimonianza diretta rimastaci di quel momento della nostra storia collettiva, da salvaguardare, raccogliere, ricomporre e diffondere.

In quegli anni bui, quando il Re scappava a Brindisi e i Tedeschi invadevano il nostro territorio, lasciandosi dietro una scia di violenza e barbarie, coraggiosa fu la scelta di centinaia di migliaia di italiani di liberare il nostro Stato. Tra di loro, tantissimi gli studenti che, abbandonati i libri, decisero di immolarsi alla causa della Libertà. E' anche per questo che la Rete della Conoscenza, che si propone di difendere i diritti dei soggetti in formazione, guarda con orgoglio a quei momenti, a quelle storie, a quei giovani che, purtroppo, spesso non riuscirono più a concludere il loro percorso formativo, uccisi dalla feroce idiozia della guerra.

E' a queste storie che noi vogliamo dare nomi e volti, rendendole pubbliche, diffondendole e facendole conoscere. Per questo motivo il 25 aprile rappresenterà l'inizio della nostra campagna sulla memoria storica. Nelle scuole dobbiamo conoscere le persone che hanno contribuito a difendere le nostre città, rispolverare gli archivi dimenticati dove si narra di giovani come noi, studenti e studentesse, che incontrarono nel corso della loro vita tragici eventi a cui opporre ferme decisioni. In questo percorso, fondamentale sarà collaborare con chi detiene quel nostro importantissimo bagaglio culturale di memoria storica a cui molto dobbiamo, ovvero l'A.N.P.I.

Il 25 aprile sarà una festa, alla quale parteciperemo in tanti e in tante città con la volontà di intraprendere quel percorso che 67 anni fa venne tracciato. E che ancora non si è esauirto.

Contro ogni forma di razzismo, xenofobia, omofobia e sessismo.

Contro ogni forma di neofascismo.

Resistenza: è sempre ora!


Scarica il volantino, imposta questa immagine come foto di copertina su facebook

 

LE INIZIATIVE CITTA' PER CITTA'

  • Padova: conversazione sui valori dell'antifascismo tra ieri e oggi, Palazzo Bo, martedì 24 ore 18
  • Salerno: censimento e cancellazione delle scritte fasciste
  • Isernia: manifestazione commemorativa (ore 11.30) e creative art antifascista (ore 17)
  • Campobasso: critical mass, ore 10
  • Bari: ore 10 "nel dubbio pitta", cancellazione delle scritte fasciste dai muri della città; ore 16 banchetti informativi e mostra fotografica in strada; ore 18 presentazione del libro 'Fascisti ripuliti' @ZonaFranka
  • Siena: corteo ANPI ore 15.45
  • Nardò: commemorazione ore 18
  • Montebelluna: Giornate Resistenti 2012 X Edizione
  • Torino: fiaccolata resistente, martedì 24 ore 20.30 Piazza Arbarello
  • Milano: manifestazione unitaria ore 14
Add a comment
Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Maggio 2012 22:29
 


Pagina 1 di 11