Ambiente e beni comuni

Verso Rio +20, l'urgenza del cambiamento

Giovedì 19 Aprile 2012 00:00 Riccardo Laterza
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Mancano poco meno di tre mesi all'inizio di Rio +20, la conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile che si svolgerà in Brasile a vent'anni di distanza dalla celebre conferenza di Rio de Janeiro che rappresentò una speranza per il cambiamento del modello di sviluppo del nostro pianeta, speranza ad oggi purtroppo ancora disattesa. Ma nel frattempo stiamo vivendo la più grande crisi economico-finanziaria degli ultimi ottant'anni, e questo non fa che accelerare la necessità di una radicale trasformazione dei processi produttivi e di consumo, dei nostri stili di vita, delle modalità di gestione dei beni comuni. C'è sempre meno tempo, questa è ormai una certezza, i segnali sono ormai tanti, troppi per essere ancora ignorati: dall'aumento delle temperature medie del Globo alla progressiva distruzione degli ecosistemi e della biodiversità, dal saccheggio dei beni comuni alle sempre più evidenti ingiustizie e disparità tra il Nord e il Sud del mondo.

E allora è proprio questo il momento in cui tutte le realtà sociali italiane devono essere in grado di mettere a sistema un insieme di proposte per un'altra uscita dalla crisi, con un altro modello di sviluppo, produzione, consumo, democrazia.

Per questo la Rete della Conoscenza aderisce all'appello di Rigas (Rete Italiana per la Giustizia Ambientale e Sociale) che è possibile leggere e scaricare qui.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Aprile 2012 16:46
 

11 Aprile: No Tav in difesa dei beni comuni

Giovedì 12 Aprile 2012 09:37 Riccardo Laterza
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Un altro capitolo della lotta notav è iniziato. La sera del 10 aprile un migliaio di persone hanno sfilato sotto una nevicata insolita per la stagione, partendo da Giaglione e camminando verso le reti che delimitano il cantiere della Maddalena, in val Clarea. La zona è stata presidiata fino alla mattina, quando era previsto l'inizio delle procedure di “occupazione temporanea” dei terreni necessati per i lavori del cantiere, terreni che sono stati regolarmente comprati negli anni passati da attivisti del movimento notav. Fin dalle 8 del mattino vari gruppi di persone hanno raggiunto la zona del cantiere, nonostante la zona fosse investita da un'ordinanza che vietava l'accesso ai sentieri. Nel corso della mattinata le procedure di esproprio sono continuate, sotto le urla e il “rumore” dei manifestanti che hanno letteralmente circondato il cantiere battendo pezzi di legno e pietra contro le recinzioni del cantiere. Gli avvocati del team legale presenti hanno spiegato come le reti delimitino un'area maggiore di quella prevista nel progetto originale e come risulti difficile ad oggi ricostruire la proprietà dei terreni a causa dell'abbattimento degli alberi e lo spostamento dei muretti che li delimitavano.

In risposta a questo assedio pacifico le forze dell'ordine, inizialmente rinchiuse all'interno del cantiere e poi uscite, hanno risposto facendo allontanare i manifestanti dalle reti anche con qualche spintone, rischiando di far cadere malamente alcune persone. Dopo qualche momento di tensione la situazione si è tranquillizzata e alcuni manifestanti hanno tenuto delle lezioni alle forze dell'ordine sui problemi ambientali e economici della costruzione del TAV. Nel frattempo una delle proprietarie dei terreni si è incatenata per oltre due ore alle reti in segno di protesta contro l'illegalità del cantiere. Queste azioni hanno notevolmente ritardato le procedure di “occupazione temporanea” dei terreni.

Nel pomeriggio poi la protesta si è trasferita sull'autostrada all'altezza di Bussoleno, bloccata già in mattinata da alcuni studenti medi del Komitato Giovani Notav, che raggruppa gli studenti delle scuole valsusine. Si è svolta quindi un'assemblea popolare che ha deciso di continuare il blocco dell'autostrada a oltranza.

La giornata di ieri dimostra chiaramente come il movimento notav sia determinato ad impedire la realizzazione di quest'opera, nonostante la repressione e la violenza degli scorsi mesi. La prepotenza con cui si cerca di imporre quest'opera appare in questo momento storico ancora più inspiegabile e odiosa, nella stessa misura in cui la TAV che appare ancora più inutile oggi, in un momento di crisi in cui tutto viene tagliato e sacrificato (dallo stato sociale ai diritti dei lavoratori, passando anche per i trasporti pubblici), tranne la linea ad alta velocità che collega Torino e Lione. Anzi la sua realizzazione non viene mai posta in discussione, neanche dopo che questa è stata ampiamente criticata per i suoi costi (economici, ambientali e sociali) e i suoi improbabili benefici, anche da giornali non propriamente schierati contro l'attuale modello di sviluppo come l'Economist e il Sole 24 Ore, neanche adesso che il progetto del cosiddetto Corridoio 5 (Lisbona – Kiev) appare sempre più incerto a causa della scelta del Portogallo di non realizzare il tratto iniziale e le titubanze che ci sono sul lato francese.

Nei prossimi giorni continueranno le procedure per l'esproprio dei terreni utili per la costruzione del cantiere e con questi le proteste di chi non vuole rassegnarsi a vedere il proprio territorio e la propria storia distrutti da un'opera di dubbia utilità, di chi ritiene che il territorio sia un bene comune e non una risorsa da sfruttare rapacemente, di chi pensa che l'attuale modello di sviluppo non sia l'unico possibile e sicuramente non il migliore.

Crediamo che i fondi stanziati per quell'opera dannosa potrebbero essere investiti in borse di studio, scuole, welfare in modo da costruire veramente un futuro migliore per la nostra generazione, continueremo a lottare in Val di Susa, come in ogni città contro la militarizzazione e la repressione che troppo spesso colpiscono chi lotta per la difesa dei beni comuni dagli abusi di un potere che mira solo a distruggere e a fare profitti a spese del territorio, dei saperi e del lavoro.

Oggi pomeriggio alle 18.00 è prevista un'assemblea presso il Campo Sportivo di Giaglione a cui seguirà un corteo prima in paese e poi verso la Val Clarea.

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Ultimo aggiornamento Domenica 15 Aprile 2012 11:14
 

La lotta alla Tav non si ferma

Giovedì 01 Marzo 2012 14:35 Delgiu
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Ci possono essere due modi per raccontare quello che sta succedendo in questi giorni in Val di Susa: uno è quello di chi sta vivendo in prima persona, presidiando l'autostrada o la statale, per continuare a ribadire che la TAV è un opera inutile e dannosa; l'altro è quello di aspettare il caso mediatico, azione particolare da parte dei manifestanti - violenta o anche non violenta - per criminalizzarlo (si pensi alla polemica sul manifestante che chiamava “pecorella” un carabiniere) oppure superare ogni limite come abbiamo visto fare da alcuni pessimi quotidiani nel drammatico caso di Luca Abbà che è stato insultato e dipinto come un folle, come uno che se l'è cercata.

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Ultimo aggiornamento Martedì 03 Aprile 2012 12:27 Leggi tutto...
 

La Valle non si arresta, 75.000 contro la TAV e cariche in stazione

Domenica 26 Febbraio 2012 16:00 Riccardo Laterza
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Ieri oltre 75.000 perone provenienti da tutta Italia hanno invaso, in modo assolutamente pacifico, la Val si Susa per manifestare contro la costruzione della Tav, un'opera inutile e dannosa, che rischia, se costruita di danneggiare fortemente quel territorio.
Da Bussoleno a Susa hanno sfilato migliaia di No Tav provenienti da tutte le regioni della penisola, assieme a vari movimenti in difesa del territorio, non solamente italiani, e alle tante organizzazioni che erano presenti e sostenevamo la manifestazione: Fiom, Arci, Legambiente...
Il Corteo era coloratissimo, pieno di famiglie e giovani che per 4 ore hanno marciato per gli oltre 8 Km di corteo lungo la statale, per ribadire ancora una volta che il No Tav è un movimento nazionale che lotta in difesa di un territorio ma anche per un'altra idea di società, che metta al centro le persone e i loro bisogni, contro gli interessi e le speculazioni, utili solo ad arricchire poche persone.
Il corteo si è concluso a Susa in piazza Savoia dove hanno parlato tante persone a sostegno del movimento No Tav, che continua purtroppo a subire una pesante repressione che mira a rappresentarlo come un fenomeno minoritario ed isolato.
Purtroppo questa grande giornata di lotta e di partecipazione è stata rovinata dal vergognoso comportamento della polizia che alla stazione di Torino ha caricato i manifestanti che tornavano dalla Valle.
I No Tav milanesi che stavano dirigendosi verso il treno in partenza per Milano sono stati caricati una prima volta e poi successivamente accerchiati e caricati nuovamente e senza alcuna ragione dalla polizia che ha poi pensato bene di sfollare violentemente i manifestanti da tutto l'atrio della stazione, arrivando a lanciare più di un lacrimogeno direttamente sul treno in partenza per Milano.
Esprimiamo solidarietà a tutti i manifestanti caricati senza motivo alla stazione di Porta Nuova, mentre gli altri treni in arrivo da Susa venivano bloccati alla stazione di Collegno, crediamo che quest'operazione della polizia avesse come unico obiettivo quello di criminalizzare e screditare un movimento che aveva organizzato una grande manifestazione pacifica e far salire la tensione in vista della giornata di martedì, in cui inizieranno gli espropri dei terreni necessari per la costruzione dell'opera, come ha ricordato ieri Perino dal palco.
La battaglia No Tav, non è solo una lotta di un popolo in difesa di una valle ma è una lotta di tutti coloro che credono che il territorio sia un bene comune da difendere e non da sfruttare per interessi economici, per questo torneremo in Val Susa e saremo sempre al fianco di chi lotta contro le opere inutili.

A sarà düra!

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Ultimo aggiornamento Martedì 03 Aprile 2012 12:27
 

25/02: NO TAV in Val Susa, fermarci è impossibile!

Giovedì 16 Febbraio 2012 14:24 Riccardo Laterza
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QUI LE INFO PER RAGGIUNGERE LA MANIFESTAZIONE

Il 25 febbraio è stata indetta una manifestazione nazionale a Bussoleno (TO) da parte dei Comitati No TAV e di alcuni sindaci dei comuni della Val di Susa e della comunità montana. La convocazione è la risposta che il movimento No TAV ha dato agli arresti avvenuti a fine gennaio in varie città italiane nei confronti di persone coinvolte negli episodi avvenuti in occasione dello sgombero del presidio della Maddalena e della manifestazione del 3 luglio. Ad oggi molti degli arrestati si trovano ai domiciliari ma dovranno rispondere dei reati di resistenza, violenza, lesioni e danneggiamento aggravati. Gli arresti si aggiungono ai tentativi dei vari governi e di molti giornali di sminuire un movimento attivo da 20 anni, descrivendo la protesta come un movimento minoritario e isolato, affetto dalla sindrome NIMBY (Not in My Back Yard), un ostacolo allo sviluppo dell'economia dell'intero paese che ricorre a metodi violenti per imporsi sulla maggioranza. La composione degli arrestati sembra essere strumentale a questa rappresentazione lontana dalla realtà di un movimento radicato e che gode di grande partecipazione e consenso in Val di Susa.

Non si tratta però di una manifestazione solo su questo tema, ma di un'ulteriore occasione per opporsi a quella che può essere considerata l'emblema delle grandi opere non solo inutili ma anche dannose e costose. Recentemente è stato firmato l'accordo fra Italia e Francia per la realizzazione dell'opera, in cui è prevista una spesa per lo stato italiano di circa 3 miliardi di euro, che potrebbero essere destinati ad altre voci della spesa pubblica, dal diritto allo studio alla sanità, dalla difesa del territorio ad un miglioramento dei trasporti pubblici esistenti. Può apparire strana una spesa del genere in un momento di “austerità” in cui qualunque richiesta e rivendicazione sociale si scontra di fronte al muro del “non ci sono soldi”, ma la fede nelle virtù - mai provate - della TAV come opportunità di crescita per l'Italia, attraverso il collegamento con le grandi reti di trasporto merci europee, è assoluta ed aprioristica. Di fronte a tale fede si possono anche trascurare i danni che i lunghi lavori per la realizzazione dell'opera porteranno alla salute degli stessi operai che vi lavoreranno e degli abitanti della valle e quelli causati dalla crescente antropizzazione che ormai da decenni attanaglia il nostro paese, deturpando il territorio nazionale e aumentando i rischi di dissesto idrogeologico e di calamità naturali.

Per queste ragioni la battaglia contro la TAV non è una lotta locale che riguarda solo la Val di Susa o solo il Piemonte, ma è una lotta di tutti e tutte coloro che ritengono che lo sviluppo e l'uscita dalla crisi non passi per le grandi opere inutili, che il territorio non sia una semplice risorsa da sfruttare ma un bene comune.

Per queste ragioni è importante partecipare tutti e tutte alla manifestazione del 25 febbraio.

A sarà düra!

25 Febbraio 2012

ore 13 - Stazione di Bussoleno


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Ultimo aggiornamento Martedì 03 Aprile 2012 12:28
 


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